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Una preziosa eredità
Editoriale

In dulcedine societatis
quaerere veritatem[1]

Il pensare teologico trovò un alveo particolarmente fecondo nelle «scuole teologiche», istituzioni che si svilupparono soprattutto a partire dai secoli XII-XIII, in prossimità delle chiese cattedrali o negli Studia generalia degli ordini religiosi (monastici o mendicanti). Da queste «scuole», in cui si promuoveva tanto la teologia che la cultura profana, derivarono le «università» che fin dalla loro origine trovarono sostegno e protezione nella chiesa. Fra le più note e influenti, la «scuola» di linea platonico-francescana-bonaventuriana e quella aristotelica-domenicana-tomista, la cui dialettica ha alimentato per secoli la riflessione teologica. La fioritura delle «scuole teologiche» rispondeva alle esigenze di un contesto sociale ed ecclesiale in rapida evoluzione: un nuovo mondo si stava affacciando e la chiesa raccolse la sfida, approntando strutture organizzative originali e dinamiche che seppero operare attraverso il dialogo e il discernimento dei segni dei tempi e delle diverse espressioni culturali.
Qualcosa di analogo era già avvenuto nel cristianesimo dei primi secoli. Si possono ricordare i didaskaleia, sorti per insegnare la sapienza cristiana, che avrebbe dovuto ispirare la vita e il pensiero dei fedeli. È nota la distinzione tra la scuola alessandrina, che praticava una lettura allegorica della Scrittura, e la scuola antiochena, sostenitrice di un’interpretazione più «letterale» dei testi biblici.
Ma le «scuole» non furono una prerogativa solo cristiana. In ambito ebraico, ad esempio, si ebbero precedenti illustri con la «Bet Hillel», la scuola di Hillel il Vecchio (60 a.C.-20 d.C.), aperta a tutti, la cui interpretazione della Legge era spesso in contrapposizione a quella suggerita dalla «Bet Shammai», la scuola fondata dal celebre rabbì Shammai (50 a.C.-30 d.C.), riservata invece ai più meritevoli.
Le «scuole teologiche» cristiane si distinguevano per una duplice caratterizzazione. Da un lato, il concetto di «scuola» era debitore dei presupposti filosofici che l’animavano: ciò comportava un repertorio di concetti condiviso e un campo di problemi o soluzioni simili. Dall’altro, però, l’idea di «scuola teologica» rimandava anche e soprattutto a un contesto comunitario, con la connessa idea di trasmissione di metodi, linguaggi e stile. Da ciò è derivata l’immagine tradizionale di «scuola teologica»: una realtà associata a un sapere coltivato e trasmesso in luoghi controllati e protetti, nel quadro di una sostanziale continuità.
Si può obiettare che questo è un ritratto di altri tempi, il rimando a un passato che non ritornerà. Nel panorama attuale, un discorso sulle «scuole teologiche» può apparire anacronistico: i riferimenti alle «scuole» non compaiono più nei titoli dei libri e degli articoli di teologia, se non in pubblicazioni di carattere storico. Se però il sintagma non si limita a indicare un’istituzione accademica, ma individua una rete relazionale capace di trasmettere un’impostazione o un nucleo di contenuti, ha ancora un senso farne oggetto di riflessione.
Ed è quanto si propone questo fascicolo: non solo prestare l’omaggio della memoria a istituzioni benemerite e prestigiose né proporre la replica di questi modelli in un contesto completamente diverso da quello di origine, ma interrogarsi sulla possibilità di raccogliere il meglio di una preziosa eredità, in cui – per dirla con Antonio Rosmini – si sono realizzate «l’unicità di scienza, la comunicazione di santità, la consuetudine di vita, la scambievolezza dell’amore»[2].
Su questi aspetti si è soffermato anche papa Francesco, ricordando al mondo accademico il bisogno di una vera ermeneutica evangelica per capire meglio la vita, il mondo, gli uomini, nel contesto di «un’atmosfera spirituale di ricerca e certezza basata sulle verità di ragione e fede»[3]. La riflessione teologica, aggiunge il pontefice, è chiamata a costituire «una sorta di provvidenziale laboratorio culturale in cui la chiesa fa esercizio dell’interpretazione performativa della realtà che scaturisce dall’evento Cristo» (VG 3). In altri termini, se il pensiero cristiano non saprà rimodularsi, il contributo della ricerca teologica corre il rischio di trasformarsi in qualcosa di irrilevante.
Senza alcuna pretesa di esaustività, «CredereOggi» offre alcune piste di riflessione, richiamando alla memoria un passato che deve essere conosciuto e apprezzato, nella consapevolezza delle esigenze del presente, ma con lo sguardo attento a cogliere gli elementi di novità che possono dischiudere nuove prospettive al cammino futuro dei credenti.
Il primo contributo riguarda il rapporto tra teologia e filosofia, messo in questione per diversi motivi, ma imprescindibile se si vuol comprendere il fenomeno della costituzione di «scuole teologiche» nel corso dei secoli. La storia della teologia dimostra che l’uso della filosofia ha favorito la nascita di diverse «scuole», fornendo un linguaggio condiviso, l’individuazione di campi problematici, insieme alla possibilità di trasmettere il sapere da una generazione all’altra. È quanto sostiene Giovanni Salmeri, Nessuna «scuola teologica» senza filosofia.
Lo studio di Maurizio Girolami, Alveo patristico delle «scuole teologiche», mette in luce un dato importante: fin dai primi secoli il cristianesimo ha intessuto un rapporto fecondo con gli ambienti della formazione accademica. Pur non identificandosi con nessuna delle scuole del tempo, è innegabile che la riflessione cristiana abbia tratto da ciascuna di esse non pochi benefici. In particolare, il rigore degli studi filologici dei testi e la riflessione filosofica hanno fornito gli strumenti privilegiati per elaborare le prime riflessioni teologiche su Cristo e su Dio.
Sempre in prospettiva storica, si pone il contributo di David S. Koonce, Scuole teologiche dal tardo Medioevo fino alla Modernità (1274-1563). Nell’arco temporale che va dal concilio di Lione (1274) a quello di Trento (1563), l’autore propone una rassegna delle principali «scuole», rilevando la centralità del tema della chiesa, ma senza dimenticare aspetti collegati, quali la conoscenza divina e umana, la grazia e i sacramenti.
Sulle scuole di teologia nello scenario contemporaneo offre la propria riflessione Gianluigi Pasquale, Soggetti e luoghi della teologia oggi. Prov(oc)are oltre le «scuole». In una «chiesa in uscita», parlare di soggetti e luoghi in cui fare teologia richiede un nuovo approccio che tenga conto della storia, di un’umanità bisognosa anzitutto di misericordia, in un rapporto più vitale con la parola di Dio, nel quadro dell’universale chiamata alla santità.
Una prospettiva del tutto singolare è proposta da Aldo Natale Terrin, La solitudine della teologia. La riflessione intende porsi come «post o pre-epistemologica»: l’autore oltrepassa le categorie che si sono applicate alla ragione teologica, anche da parte delle diverse «scuole». Lo scopo è duplice: in primo luogo, mettere in luce ciò che la teologia non è e non deve essere; in secondo luogo, recuperare il criterio della sapienza e del confronto con le scienze.
L’ecumenismo ha segnato il rinnovamento postconciliare degli studi teologici. Muovendo dalle indicazioni del magistero, Nicola Tovagliari, Le scuole teologiche nel contesto globale ed ecumenico, riflette sull’apporto profetico della teologia nella nuova evangelizzazione, in vista della comunione e dell’unità del corpo di Cristo.
L’avvento di una teologia critica in dialogo con gli strumenti più moderni dell’investigazione scientifica ha modificato il quadro della ricerca, ridefinendo il numero e il ruolo delle «scuole teologiche». Sulle peculiarità del panorama italiano si concentra lo studio di Simona Segoloni Ruta, Scenario attuale delle scuole teologiche.
Il contributo di Micaela Soranzo, Arte e scuole teologiche, analizza il rapporto tra il pensiero teologico-spirituale e la sua manifestazione nell’arte, prendendo in considerazione alcuni esempi particolarmente significativi: la produzione degli ordini mendicanti (XI-XII secolo) e ciò che è accaduto nel clima di rinnovamento del concilio di Trento (XVI secolo), fino ad arrivare alla scuola benedettina di Beuron (XIX secolo).
Nella Documentazione, Gianluigi Pasquale riporta un articolo di Jean Daniélou (1905-1974), pubblicato in francese nel 1946 e presentato qui per la prima volta in traduzione italiana: Gli orientamenti attuali del pensiero religioso. Il testo anticipa di diversi decenni questioni delle quali si è occupata anche la Costituzione apostolica Veritatis gaudium (27 dicembre 2017).
L’Invito alla lettura, a cura di Simona Segoloni Ruta, offre un’ampia rassegna bibliografica sulle «scuole teologiche». Il lettore troverà preziose indicazioni in chiave storica, con una particolare attenzione al contesto italiano, alla dimensione comunionale della ricerca teologica, insieme a un approfondimento sulla «scuola» di Milano e l’officina bolognese: due realtà che hanno dato un impulso significativo alla riflessione teologica degli ultimi decenni.

***


Al termine dell’annata, un pensiero di gratitudine va a tutti coloro che hanno contribuito allo sviluppo della rivista: le Edizioni Messaggero Padova, il Consiglio di redazione, gli esperti che hanno messo a disposizione di «CredereOggi» competenza e passione. Come sempre, però, è ai lettori che spetta un ringraziamento speciale, perché hanno dimostrato l’apprezzamento per la rivista, confermando la fiducia e la stima di sempre.

Guardando al 2019, è ancora a voi lettori che ci rivolgiamo, chiedendo di accompagnare il cammino della rivista rinnovando l’abbonamento e promuovendolo presso gli amici e i conoscenti. Come noto, l’editoria religiosa procede tra non poche difficoltà, perciò è sempre più necessario il sostegno convinto: l’abbonamento, che rimane ancora invariato nel costo, è gesto concreto quanto importante che consentirà a «CredereOggi» di proseguire al meglio la propria attività di riflessione e divulgazione dei temi più significativi della ricerca teologica.

Buon anno 2019.


[1] «Cercare la verità nella dolcezza della compagnia» (Alberto Magno).

[2] Cf. Francesco, Veritatis gaudium. Costituzione apostolica circa le Università e le Facoltà ecclesiastiche, LEV, Città del Vaticano 2018 (VG), 4.

[3] Francesco, Discorso alla Comunità della Pontificia Università Gregoriana e ai Consociati del Pontificio Istituto Biblico e del Pontificio Istituto Orientale (10 aprile 2014): in AAS 106 (2014) 374.


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