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Il senso del mistero
Editoriale

Un sapere “segreto”, “spirituale” e “interno” (esoterikós), accessibile solo a una ristretta cerchia di iniziati che non può e non deve essere divulgato, perché altrimenti perderebbe la propria purezza, si svilirebbe e non sarebbe più se stesso. Per alcuni, l’esoterismo è il vero sapere, il più antico e originario, la matrice prima di ogni sapienza, addirittura precedente a tutte le religioni. Al contrario, nel mondo contemporaneo, tutto sbilanciato sull’esteriorità, il sapere esoterico – caratterizzato dall’interiorità, dalla segretezza e dall’antichità – sembra non aver alcuna presa: tutto ciò che è conoscenza “non verbalizzata”, infatti, viene derubricato a “non conoscenza”. È un semplice pour parler.
Più articolato il rapporto con il cristianesimo. Seppur per motivi diversi, neppure nel mondo cristiano l’esoterismo gode di buona reputazione. I cristiani hanno preso le distanze dal sapere esoterico, perché non è pura «rivelazione» e possiede tutte le caratteristiche di un masso erratico di cui non si conosce l’origine. Il sospetto di eterodossia e il discredito con cui è stato a lungo considerato dalla ricerca universitaria spiegano il disinteresse dei teologi che si sono accontentati di giudizi approssimativi o ostili nei confronti del sapere esoterico. Non a caso, Wouter Hanegraaff definisce il sapere esoterico come la «conoscenza rigettata dalla cultura dell’Occidente»[1].
Eppure, osserva Aldo N. Terrin, nel corso dei secoli, il movimento esoterico ha dato origine a una storia parallela al cristianesimo ufficiale, tutt’altro che secondaria, lasciando un corpus di conoscenze che hanno esercitato «un influsso indelebile sulla cultura occidentale»[2]. Il Rinascimento prestò una singolare attenzione all’esoterismo. Per Agostino Steuco esso rappresentava «la sapienza originaria», mentre Marsilio Ficino parlò di «Prisca theologia», una sorta di teologia di base, depositaria delle verità eterne e valida in tutte le epoche, che attraversa e si manifesta in tutte le tradizioni religiose.
Dal secolo scorso, negli ambienti accademici si è assistito a un recupero d’interesse per il mondo esoterico. Da segnalare: la Sorbona di Parigi con il primo titolare in Europa di una cattedra di «Storia dell’esoterismo occidentale», Antoine Faivre, l’autore che più di altri ha saputo cogliere la “forma di pensiero” propria dell’esoterismo (cf. la Documentazione). A seguire, la scuola di Amsterdam con Wouter Hanegraaff e quella di Exeter in Inghilterra.
Diversamente dal sapere scientifico-razionale, la conoscenza esoterica non si fonda sul principio causale (la ricerca per causas), ma sul criterio di analogia, un principio antichissimo alla base del pensiero religioso. «Il macrocosmo riflette il microcosmo» e «l’universo si specchia nel microcosmo che è l’uomo» sono tra gli “assiomi” più noti del principio di analogia con cui si mette in luce l’unità essenziale del cosmo: «Ciò che è in alto è come ciò che è in basso». Il sapere esoterico procede per affinità e immedesimazione, un pensiero prelogico, basato sull’intuizione e sulla partecipazione, che ha «accompagnato di nascosto ogni fase del cristianesimo nella storia» (A.N. Terrin).
Un tratto caratteristico dell’esoterismo è il concetto di «natura vivente», una visione dominata dall’idea di un’«armonia universale», associata a unità, perfezione e luce. A questa «armonia» il Rinascimento italiano ritenne di poter accedere attraverso la magia, l’alchimia e l’occulto. Il Romanticismo tedesco si caratterizzò, invece, per la ricerca della sympatheia universalis, la «comunicazione profonda» che come una corrente sotterranea unisce tutte le cose. Per Novalis e Friedrich Schelling la natura è una grande anima vivente, un universo comunicante, un organismo auto-cosciente e intelligente.
Nel pensiero esoterico gioca un ruolo importante la «forza immaginativa» (vis imaginativa), associata all’opera divina, come descritta nei capitoli iniziali del libro della Genesi. Muovendo dalle prime pagine della Bibbia, per alcuni l’universo può essere inteso come un’immagine immaginata da Dio. Nel Mundus imaginalis, allora, immaginare non indica un semplice esercizio di fantasia, ma significa «rivelarsi», «creare», «ripetere l’azione di Dio», come si può vedere, ad esempio, in Marsilio Ficino, H. Cornelius Agrippa di Nettesheim e Pietro Pomponazzi.
L’esoterismo non si risolve in una pura attività speculativa, ma intende portare a una «seconda nascita», paragonabile alla trasmutazione dei metalli in laboratorio, passando attraverso diverse fasi. La differenza è che in riferimento all’uomo si verifica una trasformazione interiore che si traduce in una «rinascita», cioè in una «trasmutazione» della coscienza, passando attraverso dei «riti di iniziazione» per accedere alla conoscenza dei «misteri».
Come noto, il cristianesimo ha rifiutato l’esoterismo. Già a partire dai primi secoli, personaggi di spicco della chiesa lottarono contro correnti spirituali percepite come eterodosse: Ireneo di Lione si oppose allo gnosticismo (Adversus Haereses, III secolo), mentre gli apologeti cristiani guardarono con diffidenza alle idee platoniche. Non poteva essere diversamente: il cristianesimo si presentava come una religione «rivelata», le correnti esoteriche invece si caratterizzavano per una visione più «intuitiva» della verità. Inoltre, nota A.N. Terrin, nell’esoterismo vi era «un sapore di “anti-rivelazione” biblica, un’idea alquanto “panteistica (che metteva insieme Dio, anima e mondo) e un sottofondo “politeista” (l’idea di “forze astrali” che agivano a tutti i livelli)», credenze difficilmente conciliabili con la Bibbia.
Su questo sfondo si pone il contributo di «CredereOggi»: una ricognizione sugli aspetti principali dell’esoterismo, che anche oggi rappresenta una realtà oscura e incomprensibile, in cui ciò che è occulto prevale di gran lunga su quello che si conosce. Il fenomeno è degno di attenzione: non si può ignorare il fatto che in alcune epoche, il sapere esoterico è stato considerato come una parte dimenticata ma importante del cristianesimo. In un tempo come il nostro che ha emarginato il «simbolico» e lo «spirituale», un confronto critico con l’esoterismo e la sua «disponibilità a entrare in relazione con l’inspiegabile» (Theodor Adorno), non può che aiutarci a riscoprire il senso del mistero.
L’articolo di apertura è a cura di Aldo N. Terrin, La visione sapienziale nel mondo esoterico. Rilevanza per il mondo cristiano. Lo studio propone una rivisitazione dell’esoterismo tanto antico che rinascimentale per coglierne i tratti spirituali più caratteristici. Un rilievo particolare è riconosciuto al pensiero di Antoine Faivre e al tema della conoscenza superiore.
Alcuni aspetti dell’esoterismo occidentale affondano le loro radici nell’antichità greco-romana, un periodo fecondo e ricco di stimoli per il formarsi dell’esoterismo. Sulla singolare dialettica tra la cultura cristiana, alcune frange della filosofia pagana e movimenti di natura esoterica offre il suo contributo Chiara Ombretta Tommasi, L’apporto delle filosofie e dei movimenti religiosi pagani alla formazione di un esoterismo cristiano nei primi secoli.
Anche lo gnosticismo offre una «buona notizia», ma in termini diversi rispetto ai vangeli canonici: si tratta della trasmissione della gnosis, in quanto conoscenza che porta alla salvezza. Oggi taluni ritengono che questa conoscenza assuma i tratti di una percezione soggettiva, immediata e creativa (Insight) del divino da parte del singolo individuo. Di diverso avviso il contributo di Giuliano Chiapparini, «Vangeli gnostici»: conoscenza come Insight? Rilevanza per la vita cristiana.
Nel mondo esoterico, un’opera occupa un posto di notevole rilievo: il Corpus Hermeticum, su cui si concentra lo studio di Claudio Moreschini, Riflessioni e riletture del Corpus Hermeticum. Attribuita all’egiziano Ermete Trismegisto e tradotta in latino da Marsilio Ficino, l’opera fu ritenuta più antica della rivelazione cristiana. Fu apprezzata dalla comunità cristiana dei primi secoli, ma anche nel Medioevo e nel Rinascimento: grazie ad essa furono conosciute altre opere ermetiche, cui il cristianesimo guardò con profondo interesse, anche se le considerò una rivelazione di grado inferiore.
L’espressione dell’esoterismo ebraico si ritrova soprattutto nella Qabbalah che con il suo linguaggio simbolico è stata considerata come una via privilegiata di accesso ai misteri del divino. Giovanni Pico della Mirandola la considerò una scienzia legata alla rivelazione sinaitico-mosaica e ne propose un’interpretazione in chiave cristiana. Sulla Qabbalah e le sue interazioni con il cristianesimo riflette Flavia Buzzetta, Qabbalah e visione cristiana. Una possibile integrazione?
Jacob Böhme (1575-1624), conosciuto anche come il «calzolaio di Görlitz», coniugò diversi aspetti della tradizione ermetica, cabalistica e millenaristica, nel quadro di una sua singolare visione cristiana, connotata in senso esoterico e mistico. Su questa singolare figura e sul suo complesso sistema filosofico-teologico offre uno studio Fabrizio Di Bella, Esoterismo e mistica cristiana: Jacob Böhme.
La visione olistica del mondo è un tratto caratterizzante della speculazione esoterica. Nel Romanticismo tedesco essa si è espressa attraverso l’idea dell’Anima mundi. Sulla ricezione di questo importante concetto e il suo rapporto con la fede cristiana riflette Sergio Sorrentino, Il Romanticismo tedesco e l’«anima del mondo» come visione olistica. Possibile conciliazione con la visione cristiana?
Anche se riguarda solo una minoranza, il fenomeno dell’esoterismo sembra godere di una platea di cultori, praticanti o semplicemente curiosi. Nell’Esoteric network sono coinvolti vari settori della vita sociale: dalla medicina all’educazione, dalla musica alla letteratura, dallo spettacolo alla religione. Sulla fisionomia e sulle forme che il fenomeno assume ai nostri giorni si concentra Luigi Berzano, Esoterismi newagers. La moltiplicazione delle forme.
La relazione dell’esoterismo con la teologia cristiana è complessa. Nella storia, l’esoterismo è stato ignorato o guardato con sospetto, altre volte invece alcuni autori hanno preso in considerazione la possibilità di un «esoterismo cristiano». Di questo difficile rapporto si occupa PierLuigi Zoccatelli, Note su teologia cristiana ed esoterismo.
Nella Documentazione, a cura di Aldo N. Terrin, sono riportate alcune pagine di Antoine Faivre in cui lo studioso francese illustra i sei significati del termine «esoterismo» e altyre di K. von Stuckrad su «Ecology e scienza New Age». L’Invito alla lettura, sempre a cura di Aldo N. Terrin, offre un’ampia rassegna bibliografica sull’esoterismo nelle sue diverse sfaccettature. Si tratta di indicazioni che intendono aiutare il lettore a orientarsi in una materia tanto articolata quanto complessa, segnalando le opere di maggior valore e utilità.
Buona lettura.


[1] W. Hanegraaff, Esotericism and the Academy. Rejected Knowledge in Western Culture, Cambridge University Press, Cambridge 2012.

[2] A.N. Terrin, La visione sapienziale nel mondo esoterico. Rilevanza per il mondo cristiano, qui sotto alle pp. 9-26.


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