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La tecnica non è mai solo tecnica
Editoriale

«L’umanità è entrata in una nuova era in cui la potenza della tecnologia ci pone di fronte a un bivio» (Laudato si’, n. 102). Con queste parole papa Francesco richiama l’attenzione sul ruolo sempre più rilevante assunto dalla tecnologia nel mondo odierno, ricordando che le sue conquiste hanno segnato una svolta epocale nella storia; al tempo stesso, però, il pontefice segnala l’urgenza di una riflessione sulla “potenza della tecnologia”, vale a dire sulla sua capacità di influenzare tutti gli ambiti dell’attività umana. Papa Francesco traccia un “parallelismo basilare”: «L’indiscutibile beneficio che l’umanità potrà trarre dal progresso tecnologico dipenderà dalla misura in cui le nuove possibilità a disposizione saranno usate in maniera etica»[1]
Il richiamo è quanto mai opportuno: nelle società moderne, la tecnologia è l’ambiente della vita quotidiana, al punto che la progressiva tecnicizzazione della vita individuale e collettiva è sempre più percepita e vissuta come una realtà “naturale”. La tecnologia rappresenta il volto visibile e concreto del progresso: le sue conquiste hanno contribuito allo sviluppo dell’umanità, liberando risorse e opportunità come mai si era verificato prima. È facile intuire, però, che la tecnologia è foriera non solo di luci, ma anche di ombre. Le grandi capacità che lo sviluppo della tecnica mette nelle mani dell’uomo hanno sortito risultati non sempre in linea con le attese, mentre in diversi casi le applicazioni sono state asservite a interessi diversi dalla ricerca del bene degli individui o della società. Oltre a ciò, gli studiosi segnalano con preoccupazione «il sorgere nella coscienza collettiva di un affidamento fiduciale e sempre più incondizionato alle analisi fatte dagli strumenti automatici»[2]. Ne è prova la tendenza ad affidare a macchine sempre più sofisticate operazioni e decisioni riguardanti la stessa vita umana (diagnosi di malattie, interventi chirurgici eseguiti da robot, gestione di sistemi di controllo e di sicurezza, ecc.). La diffusione del digitale e dell’informatica hanno impresso un’ulteriore accelerazione al processo di tecnologizzazione, ma senza che a ciò corrispondesse una riflessione etica che ne accompagni lo sviluppo, orientandolo secondo un progetto di società a servizio della dignità della persona umana e del bene comune.
Come credenti o semplicemente come persone attente ai mutamenti sociali non possiamo assumere un atteggiamento passivo nei confronti dello sviluppo tecnologico e dei suoi contenuti antropologici e valoriali; si pone quindi la necessità di valutare il ruolo e il contributo dell’innovazione tecnologica affinché contribuisca a generare un autentico sviluppo umano. Nei consessi internazionali più autorevoli, gli attori importanti nei vari ambiti delle scienze applicate (tecnologia, robotica, cyber-sicurezza, ecc.) dialogano con la filosofia, l’etica e la teologia morale per «raggiungere dei criteri e dei parametri etici di base, capaci di fornire orientamenti sulle risposte ai problemi etici sollevati dall’uso pervasivo delle tecnologie»[3].
Anche «CredereOggi» entra nel dibattito. Senza alcuna pretesa di esaustività, la rivista intende offrire il proprio contribuito a un nuovo discernimento nei confronti della tecnica e della progressiva tecnologizzazione della vita. In conformità allo stile della rivista, la via è quella del dialogo tra diverse competenze: scienze empiriche, filosofia, teologia. Non potrebbe essere diversamente, dal momento che la tecnologia è una realtà articolata e pluridimensionale. Per lungo tempo si è pensato che l’artefatto tecnologico fosse una semplice estensione delle capacità umane, ma ben presto si è compreso che la questione era più complessa: la tecnologia possiede un potere di trasformazione che va oltre il risultato più immediato sulla materia. In altri termini, «la tecnica non è mai solo tecnica», secondo un’efficace espressione di Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate (n. 69). Porre in relazione tecnologia e teologia significa privilegiare una prospettiva particolare nell’approccio allo sviluppo tecnologico, in cui il punto della riflessione sta non nell’individuare direttamente soluzioni tecniche, ma anzitutto nel far emergere la domanda critica sul senso dell’umano che l’innovazione tecnologica media e sulle modalità che possano garantire uno sviluppo umano autentico.
L’approccio teologico alla tecnologia presuppone la considerazione dell’umano e della sua realtà costitutivamente culturale e “tecnica”. Numerosi gli interrogativi che emergono e con i quali la teologia deve confrontarsi, soprattutto nel contesto odierno, profondamente segnato dalla presenza sempre più pervasiva della tecnica. Su questi aspetti riflette Simone Morandini, Umani, cioè tecnici. Uno sguardo antropologico.
La narrazione bilica conosce il legame tra tecnica e sapienza, tra sapere e teologia, tra arte e mestieri. A partire dal campo semantico téchne e passando per l’analisi di alcuni testi, Sebastiano Pinto, La tecnica. Uno sguardo biblico, traccia un profilo dell’uomo in quanto essere chiamato a usare sapientemente delle proprie risorse intellettuali e pratiche.
La tecnica può perdere il proprio carattere di mezzo per divenire fine e misura di ogni sapere e potere. Il “rischioso gioco della tecnocrazia” può minacciare la dignità umana e rappresentare un pericolo per la stessa sopravvivenza del pianeta. Di fronte ai nuovi scenari che l’impiego della tecnologia dischiude, la teologia è chiamata a una riflessione attenta al fine di governarne le potenzialità e orientarle al bene. È quanto sostiene lo studio di Giovanni Del Missier, La tecnica e l’umano: playing god.
Paolo Floretta, La rete ci forma?, si interroga sulla qualità umanizzante degli ambienti tecnologici e sugli aspetti non sempre positivi dell’uso della rete e delle nuove tecnologie. La riflessione non si ferma ai soli aspetti critici, ma riconosce agli ambienti tecnologici il carattere di loci theologici, da comprendere e abitare in ascolto dello Spirito.
Ha senso l’esistenza di un blog teologico? A quali condizioni svolge un servizio ecclesiale? Ma, soprattutto, può promuovere una reale comunicazione generativa? Il blog dell’«Associazione teologica italiana per lo studio della morale» è l’esperienza a partire dalla quale si cerca di cogliere le luci e le ombre del rapporto tra riflessione teologica e nuovi media. È questo il contributo offerto dallo studio di Gaia De Vecchi, Teobloggers. «Moralia»: un’esperienza sul campo.
Alcune correnti di pensiero ipotizzano (e auspicano) la creazione di una nuova specie umana “migliorata” grazie alla tecnologia. Si tratta di un variegato movimento culturale, detto genericamente “postumano” che è stato anche definito “la filosofia del nostro tempo”. Un’accurata riflessione su questo nuovo modo di pensare al futuro dell’uomo è offerta dal contributo di Giuseppe Zeppegno, Post-umano come progetto?
La riflessione critica sul rapporto tra teologia e tecnologia non può ignorare l’impatto dei social network su una dimensione fondamentale dell’esperienza umana, quella delle relazioni. Cosa accade ai fruitori delle tecnologie digitali nell’atto di comunicare con una o più persone? Vi è piena consapevolezza circa il loro potenziale? Su questi e altri aspetti si sofferma Franco Vaccari, I social network e le relazioni personali.
Anche la morte e il morire, esperienze ineluttabili, hanno a che fare con gli strumenti tecnici resi disponibili dall’ingegno umano. Si dischiudono nuove possibilità, ma anche problemi inediti che investono tutti i soggetti coinvolti, chiamati al difficile confronto con diverse modalità di intendere e vivere la fragilità umana. Sulle sfide poste dalle crescenti capacità tecnologiche nella fine della vita terrena riflette Maurizio Faggioni, Tecniche e fine vita.
La Documentazione offre una duplice prospettiva. Simone Morandini riporta una riflessione di David F. Noble (1945-2010) sulle origini della tecnologia e due testi di papa Francesco sulla realtà della tecnica e la conseguente necessità di discernimento. Andrea Bigalli, invece, affronta la questione del rapporto tra teologia e tecnologia in alcune importanti opere cinematografiche.
L’Invito alla lettura, a cura di Diego Santimone, offre un’ampia rassegna bibliografica sui temi d el fascicolo. Il contributo è prezioso, perché indica al lettore le opere più significative e aggiornate sulla riflessione teologica riguardante la tecnica e lo sviluppo tecnologico, che costituiscono uno dei tratti caratterizzanti della nostra epoca.

Buona lettura.



[1] Francesco, Discorso ai partecipanti al Seminario «Il bene comune nell’era digitale» (27 settembre 2019).

[2] P. Benanti, Big Data: sulle frontiere del progresso tecnico-scientifico, in «Moralia Blog» del 22 maggio 2015

[3] Francesco, Discorso ai partecipanti al Seminario «Il bene comune nell’era digitale». 

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